ANNA T. KOWALEWSKA Giornalista/Interprete/Traduttrice
Per fare interpretariato non basta conoscere le lingue, per tradurre non basta un dizionario. Così come per svolgere la professione giornalistica non è sufficiente saper scrivere.
Le parole significano qualcosa solo in un contesto più ampio: linguistico, culturale, sociale, settoriale. La padronanza di una lingua richiede la conoscenza dei modi di dire, dei riferimenti culturali, territoriali, stilistici… E mentre l’interprete e il traduttore devono far comprendere un concetto espresso in una lingua a qualcuno che non la conosce e proviene da un’altra cultura, la stessa cosa deve fare il giornalista quando descrive i fatti, spesso poco chiari, a chi non è direttamente coinvolto.
Essere traduttore, interprete e giornalista insieme richiede – e consente – una fusione delle capacità che va ben oltre l’aspetto tecnico di conversione dei contenuti in un altro idioma.
Lavorare ogni giorno in diversi settori della comunicazione, in più lingue, e in relazione alle più svariate tematiche – dall’economia alla geopolitica, dalla storia alla religione, dalla letteratura alle tecnologie moderne, dai trasporti alla medicina, permette di acquisire una notevole immediatezza, ma anche una flessibilità e un’abilità particolari, utili per ogni modalità della trasmissione del messaggio.
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“Il software per le traduzioni è diventato buono a sufficienza per trasformare del testo da una lingua priva di espressioni slang e grammaticalmente corretto in un’approssimazione in un’altra lingua grammaticalmente scorretta e a malapena leggibile.” (Carl Tashian)







